I gay creano bellezza, i froci la distruggono.
Analizzando i complessi ed ipotizzabili meccanismi neuropsicologici e comportamentali che hanno sostenuto il progresso umano, è incontrovertibile affermare che il predominio visivo e concettuale del bello sia stato sempre appannaggio della componente omosessuale di ogni società. Fin dagli albori delle civiltà greche, la complessa interazione di pulsioni ambientali ed antropologiche, hanno prodotto un substrato emozionale capace di elevare la componente gay della società a livelli di innovazione e sensibilità ineguagliate. Fidia, Leonardo, Turing, Armani e quanti altre grandiosità sono riuscite a dare contributi cosi inarrivabili all'evoluzione del genere umano? Focalizzandoci sull'estetica, diviene irrevocabile il valore che il genio omosessuale è riuscito a produrre in Italia e nel mondo. Anni 90, volumi seducenti, fisici muscolosi: tutto ciò di cui si è appropriata l'estetica etero-macista moderna, è mutuato dal mondo gay, figlio della sua pressione evolutiva cui spesso sono stati aggressivamente sottoposti. Di una centenaria storia di resistenza, e maestria cosa resta? Cosa stanno producendo i gay nei campi dello scibile e del design da restare imperituro?Molto meno di quello che si possa immaginare, perchè i gay sono stati decimati dall'avvento della loro controparte più velenosa e scadente: i froci. Oltre ai chem-sex party, all' instagram impeccabile e autoreferenziale, ai look inneggianti l'ugly-chic ad oltranza, cosa hanno saputo proporre? Quale sarà il lascito emotivo di questa nuova intellighenzia omosex nel panorama del design?La bellezza come valuta di scambio a supporto di un talento effimero e tiepido dove ci sta conducendo? Una frangia di umanità che in termini emotivi è venuta cadendo sotto il peso dei suoi traumi irrisolti, del senso di perenne inadeguatezza dinanzi al quale il frocio risponde con l'onnipresenza digitale, col memento perenno di divenire ciò che gli altri hanno frainteso e perso per sempre. I gay sono stati dapprima uomini intessuti di umanità ed empatia, sofferenti e mai vinti: il frocio di contro, si nutre di omofobia ossessiva in ogni essere umano, è bramato dagli etero nei quali riscopre sempre una latenza necessaria ed indelebile: la competizione lo eccita contro donne ed individui diversi per forma e per censo; si allea alla parte più utile dello status quo di cui ne ricerca la protezione replicandone il vuoto. È lui che vede del cringe nella naturalezza, demonizza la profondità di ogni sensazione, elogia l'autenticità evitandola accuratamente. È quello che non verrà mai bene in foto, che accumula terabyte di attimi che non rivedrà mai, mette amore ovunque basta che sia visibile dall'esterno e nel dischiudersi della sua inguaribile solitudine, il mondo a buon motivo lo disprezzo, ma ciò rinsalda la sua percezione come messia incompreso da tutti. Nulla da dare, tutto da pretendere. Sulla base di tali premesse comportamentali, su siffatti dogmi del frocismo moderno, su un tessuto umano cosi minuto e sfilacciato, dove andrà mai a radicarsi l'ispirazione, l'evocazione ed il senso di fuga che i predecessori omosessuali hanno saputo volgere in proprio favore al punto da rendere il loro operato metro e standard universale?